IL PESC…ETTO

Grazie alla dritta di un’ amica ( la Marina Vigorelli ) e di un amico ( Cristian B. ) poi, qualche giorno fa sono andato a cena in un nuovo posto, il Pescetto in via Volta dove, come suggerisce il nome, è possibile mangiare pesce.

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Mi trovo con Marina ( quella di sopra ) ed Alessandro.  Sono le nove e mezza passate (sono un filo in ritardo ). Ha da poco ricominciato a piovere, la temperatura è decisamente fresca ed umida e in tv ci sono duecento partite di calcio. Il posto non è strapieno, anzi. Ci sono molti tavoli liberi ma la cosa non mi preoccupa perchè ne ho sentito parlare bene. Anch’io, se non fosse stata per la piacevole compagnia, sarei rimasto volentieri a casa, sul divano a fare zapping.

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Ho deciso di cenare qui perchè, oltre alla voglia di mangiar pesce, mi incuriosiva il loro particolare sistema di lavoro. Prima di tutto non si accettano prenotazioni. Se quando arrivi c’è posto bene in caso contrario, aspetti che si liberi un tavolo. Per quanto tempo? Non si sa. Dipende da quanta gente c’è prima di te.

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Secondo: Quando entri non ti siedi ( anche se c’è posto ). Ti metti in fila ( ieri non c’era ) e quando arrivi davanti alla vetrina del pesce scegli quello che vuoi mangiare e il tipo di cottura ( fritta, in padella con aglio&olio o ai ferri ).

Terzo: Vai alla cassa, ordini da bere ( se vuoi ), paghi e vai a sederti aspettando che dalla cucina qualcuno ti chiami.

Quarto: ti alzi ( non c’è servizio ai tavoli ) e vai in cucina a ritirare la tua ordinazione.

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Quinto: una volta finito di mangiare, raccogli tutti i tuoi avanzi dal tavolo e porti il vassoio nella zona lavaggio del ristorante. Saluti e te ne vai non prima, se vuoi, di essere andato a prenderti un caffè, un dolce oppure un amaro ( a pagamento ).

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Detto ciò, entriamo nei particolari della nostra cena. Come dicevo non c’è molta gente quindi niente code nè di fronte alla vetrina pesce nè davanti alla cassa.

Nella zona pesce ci accoglie un ragazzo molto gentile che, nonostante sia scritto ovunque, ci spiega come funziona. Da istruzioni ci spostiamo alla cassa dove troviamo, anche li, un ragazzo molto disponibile. Abbiamo preso, più o meno, le stesse cose così chiediamo un conto unico che poi divideremo, con calma, alla romana.

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Paghiamo ( da capire, poi, se tanto o poco ) e ci sediamo ad un tavolo dove aspettiamo che qualcuno ci chiami. Non c’è gente ( come dicevo ) quindi l’attesa è brevissima. Ci chiamano e andiamo di fronte alla cucina dove qualcuno ci passa, dopo aver controllato il nostro scontrino, quanto da lui preparato. Come dei giocolieri ( specialmente Alessandro ) raggiungiamo il nostro tavolo. Apparecchiamo ( noi ) e iniziamo a mangiare: tartare di tonno, filetti di tonno e di ricciola alla piastra, gamberoni ai ferri e quattro ( non scherzo ) zucchine riscaldate al forno microonde.

La qualità del pesce si riconosce subito al primo morso. La tartare di tonno è ottima come i filetti alla griglia. Da dimenticare il contorno di zucchine ( cinque fettine flacide e riscaldate ). Non male il vino bianco ( un Vermentino, se ricordo bene ).

Finiamo la nostra cena tra mille chiacchiere. Nonostante le “istruzioni d’uso” del posto,  una ragazza super sorridente ci chiede se vogliamo il caffè mentre un altro ragazzo, a detta sua libero da altri impegni, ci sparecchia parte del tavolo. Bevuto il caffè, portiamo il vassoio con gli ultimi piatti sporchi nella zona lavaggio indicata da un grosso cartello, ci vestiamo per riaffrontare la pioggia e salutiamo scoprendo che il solito barbone ci ha rubato l’ ennesimo ombrello.

Prima di uscire faccio molte foto ( sembro un isterico cinese ) e questo incuriosisce un pò tutti tant’è che, mentre esco, decido di dichiararmi: ” Sono un food blogger e nei prossimi giorni scriverò un articolo sul mio blog che poi posterò sulla vostra pagina facebook”.

Detto tutto ciò, consiglio di andare? Assolutamente SI ma con una piccolissima quanto importante accortezza. Quando siete davanti alla vetrina del pesce e state scegliendo cosa farvi cucinare chiedete, ogni volta, di pesare il pesce e il suo prezzo. Eviterete di trovarvi, una volta in cassa, di fronte ad un conto imbarazzante.

A voi, invece, amici  ( spero ) del Pescetto consiglio di rivedere la formula  ” alla fine dovete sparecchiate voi“. Con il tempo potrebbe stufare. Dopotutto, una volta che andate al tavolo a chiedere se tutto è andato bene, non costa niente portare via almeno un vassoio.

Buon appetito

Il Direttore

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