OH BEJ! OH BEJ! POCO CIBO, MOLTO FREDDO

Con un altro Natale alle porte non potevano mancare i tanti mercatini sparsi per gli angoli della nostra città e con loro il primo, il più meneghino di tutti, il tradizionale Mercatino degli Oh Bej Oh Bej!.

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Da giovedì 5 a domenica 8 dicembre, 424 espositori si sono disposti lungo il perimetro del Castello Sforzesco. Tra i tanti che hanno esposto, era possibile trovare: 52 rigattieri, 20 fioristi, 30 artigiani, 60 mestieranti (ho cercato il significato della parola: mestierante è chi esercita la propria attività, specialmente un’arte o una professione, abbassandola al livello di mestiere, o per imperizia, o perché mosso da interesse esclusivamente economico, o, nel caso di un’arte, perché la riduce a puro esercizio tecnico), 22 venditori di stampe e libri, 8 maestri del ferro battuto, rame e ottone, 18 giocattolai, 23 rivenditori di dolci, 10 venditori di caldarroste, 10 venditori di firunatt (castagne infilate e affumicate) e qualche produttore di miele.

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Decido di farci un salto sabato, all’ ora di pranzo, nell’ assoluta convinzione di trovare poca gente. Il tempo di arrivare e capisco, immediatamente, che le mie convinzioni erano del tutto sbagliate. Girare è quasi impossibile, specialmente nelle zone dove il corridoio tra le due file di stand è stretto.

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Sono li e tornare a casa a mani vuote, mi sembra stupido. Mi butto nella corrente di gente e mi lascio letteralmente trasportare, fermandomi solo negli stand dove (forse) ho visto qualcosa di interessante. Sono alla ricerca, come mio solito, di cibo ma la poca strada che ho appena fatto mi fa capire di aver sbagliato mercatino.

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A parte dei salamini piacentini ed una sopressa calabrese, non trovo niente di interessante da portare a casa. Dovevo ascoltare il consiglio degli amici che sono stati alla Fiera del Artigianato.

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Decido, comunque, di fare almeno un giro completo. Rimango su un lato, ripromettendomi di “visionare” l’altro lato al prossimo passaggio. Per fare il giro (compreso un pit stop per un panino con la porchetta) ci metto poco più di un’ora. Arrivato al punto di partenza, però, non mantengo la promessa e con fatica decido di uscire dalla bolgia.  Chiamo un’ amica ( Monica Volta ) che si trova, da qualche parte, incastrata con il piccolo Angelo tra chissà quali stand. E’ a caccia di vin brulè ma non lo trova, è incazzata. Meglio salutarla. Quando arrivo a casa, però, trovo sulla mia pagina fb, questa foto. Dopo un’ estenuante ricerca, ha trovato il suo sospirato vino caldo.

vin brulè di Monica Volta

Erano anni che non venivo in fiera e devo dire che il lavoro fatto dal Comune di Milano, negli ultimi anni, ha dato i suoi risultati. Ricordo una manifestazione sporca, mal organizzata,  invasa da ogni mercanzia e dove i commercianti regolari erano inferiori e, spesso, sovrastati dagli abusivi che ti fermavano, in ogni momento, per venderti merce di indubbia provenienza.

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Certo tutto questo ha avuto (ed ha tuttora) un costo esorbitante. Pensate che per evitare l’abusivismo o per contrastare il lavoro nero in questa edizione , solo in questi giorni, sono stati impiegati quasi mille agenti (964 da dati Polizia Municipale ).

FIERA OH BEJ OH BEJ MILANO

Non voglio far polemica, è Natale e la fiera è stata organizzata molto bene, ma mentre tutti questi agenti erano a controllare che nessun “vu cumprà” vendesse borse tarroccate o giocattoli diffettosi, chi controllava il resto della città? Tanto per curiosità ma chi pagherà tutti questi agenti?

Buon appetito e buon Sant’ Ambrogio ( in ritardo ) a tutti …

Il Direttore

PER CHI VOLESSE FARSI UN PO’ DI CULTURA, QUESTE SONO LE ORIGINI DELLA FIERA ( Fonte Wikipedia ):

Gli Oh bej! Oh bej! rappresentano una delle più antiche tradizioni milanesi: le prime origini storiche risalgono al 1288 periodo in cui una festa in onore di Ambrogio si svolgeva nella zona dell’antica Santa Maria Maggiore.

Ma le origini dell’attuale festa risalgono al 1510 e coincidono con l’arrivo in città di Giannetto Castiglione, primo Gran Maestro dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Egli era stato incaricato da Papa Pio IV di recarsi a Milano, nel tentativo di riaccendere la devozione e la fede verso i Santi da parte dei cittadini ambrosiani.

Arrivato nei pressi della città, Giannetto ebbe il timore di non venire accolto con favore dalla popolazione milanese, la quale non aveva mai manifestato forti simpatie nei confronti del Papa. Era inoltre il 7 dicembre, giorno in cui si festeggiava il patrono Ambrogio, in coincidenza con l’elezione vescovile del santo avvenuta il 7 dicembre 374. Decise allora di approntare un gran numero di pacchi, riempiti con dolciumi e giocattoli. Entrato a Milano iniziò con il suo seguito a distribuire il contenuto dei pacchi ai bambini milanesi, i quali si erano radunati intorno al corteo insieme ad una gran folla di cittadini. Il corteo raggiunse la Basilica di Sant’ Ambrogio attorniato da una folla festante.

Da allora si cominciò ad organizzare, nel periodo della festa dedicata ad Ambrogio, la fiera degli Oh bej! Oh bej!. Venivano allestite bancarelle di vestiti, vecchi giocattoli, e soprattutto di prodotti gastronomici. Tipici dell’epoca, insieme con mostarde e castagnaccio, erano i firòn: castagne affumicate al forno, bagnate di vino bianco e infilate in lunghi spaghi.

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