UNA CITTA’ DI MERCATINI

Quando parliamo di dicembre pensiamo subito al Natale, alle feste di Capodanno, alle prime sciate in montagna ed ai regali che ci porteranno Babbo Natale e Gesù bambino.

Negli ultimi anni, però, il mese di dicembre è diventato anche sinonimo di “mercatino”. Non c’è giorno, dai primi al 24, che a Milano non sia possibile far la spesa in un “Mercatino Natalizio”. Tutti, ormai, si autobollano come Mercatino di Natale anche se di natalizio, molto spesso, hanno ben poco. Mercatini del usato o mercatini vintage (i miei preferiti) che spuntano nei loft o negli studi fotografici e che attirano tutte quelle persone in cerca di oggetti e vestiti originali ma poco costosi (bellissimo quello organizzato dagli amici di GARAGE SALE).

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Oppure i mercatini per i ricchi (vedi, su tutti, quello organizzato al Museo Diocesano). Bellissimo, elegantissimo ma (forse) poco frequentato. Molti operatori si sono lamentati per la poca affluenza. Che il biglietto di ingresso di 5 euro abbia scoraggiato qualcuno ad entrare?

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Torniamo sulla strada. Mercati fissi tutto l’anno  che si “mascherano” per l’occorrenza natalizia. Mercatini nelle parrocchie (i più bisognosi) che raccolgono fondi per i più poveri. Mercatini in centro anche dove, in campagna elettorale ( che qualcuno mi corregga se sbaglio), qualcuno prometteva che sarebbero stati gli ultimi.

mercatino in piazza mercanti

Mercatini ufficiali come gli Oh Bej! Oh Bej! o la super commerciale Fiera del Artigianato che nei suoi pochi giorni di apertura vende più cibo di tutti i supermercati della Lombardia messi insieme. Insomma dove ti giri ti giri, trovi un mercatino ed una bancarella piena di merce di ogni origine e provvenienza.

artigianato in fiera2013

Qualche giorno fa, passeggiando con la mia amica Cinzia parlando, appunto, della moda dei mercatini ci è venuto un dubbio. Ma chi controlla la qualità e la provvenienza della merce esposta? E, in particolare, chi controlla la qualità del cibo esposta sulle bancherelle? A me (come so a molte altre persone) è capitato, almeno una volta nella vita, di tornare a casa e di buttare tutto quello che solo un paio d’ore prima avevo comprato al mercatino di turno.

Talvolta succede di comprare qualcosa che apparentemente sembra buona (è vero che ti fanno assaggiare il salame prima di comprarlo peccato, però, che quello che assaggi non è quasi mai quello che porti a casa) ma poi a casa scopri sulla tua pelle (e sul tuo stomaco), che è andato a male. Peggio ancora quando non ce ne accorgiamo subito. In questi casi (a me è capitato) si sta molto molto male.

Di consigli ce ne sono tanti ma non sono mai sufficienti. Quello che seguo io (ma non è infallibile) è di non farsi abbindolare dal prezzo troppo basso o dal colore invitante del cibo. Se poi, a casa, avete anche il più piccolo dei piccoli dubbi sulla qualità o sulla sua freschezza, buttate via tutto. Meglio gettare in pattumiera una spesa di poche decine di euro che star male per qualche giorno o, peggio ancora, rischiare un’ infezione alimentare.

Fatevi fare lo scontrino (non tanto per combattere l’evasione) ma per ricordarvi chi vi ha venduto quel cibo avariato ed eventualmente per segnalarlo alle autorità competenti. Non meritano alcuna comprensione.  Sono persone senza scrupolo che avvelenano le persone pur sapendo di vendere merce avariata. Purtroppo non c’è giorno (specialmente nei periodi di festa)  che la tv o i giornali non diano notizia di merce sequestrata per mal conservazione o perchè scaduta da anni. Quindi attenzione.

Buon appetito

Il Direttore

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